Qualche
giorno fa, una mattina, poco prima di alzarmi dal
letto, ho richiuso gli occhi per un istante ed ho
visto davanti a me l’immagine di
una lapide, ho cercato di vedere meglio di cosa si
trattasse e sopra vi ho scorto la mia fotografia e a
destra in basso un mazzo di fiori.
Pensate,
la mia tomba!!!
In un primo istante sono rimasta stupita, forse
anche un po' impaurita, ho cominciato a fare l’elenco di
tutti gli acciacchi del periodo per vedere se avevo
trascurato qualcosa, se quel dolorino che tanto mi aveva
dato noia tre giorni prima forse era qualcosa di più serio
e non l’avevo considerato abbastanza.
Probabilmente
se non fosse stato per il Lavoro che stiamo facendo e per
tutte quelle volte che abbiamo letto e sentito parlare di
“morire a se stessi” avrei reagito diversamente, ma,
dopo i primi attimi lo stupore e la paura se ne sono
andati e davanti a me è rimasta, e riamane tuttora,
l’immagine di quella lapide.
Ora
dopo quel sogno, che sono certa non è stato del tutto
casuale, sto cercando di sforzarmi di più, sto cercando
di vivere qualche attimo più intensamente, di prestare più
attenzione anche alle piccole cose. So che avrei dovuto
fare questo Lavoro già da tempo, ma troppo spesso
dimentico che devo morire.
Mi
sono chiesta:
Dopo
ciò che ho letto e sopratutto dopo quello che la nostra
guida ci ha insegnato cosa sono riuscita “a fare
veramente”?”. Sono riuscita almeno per un attimo a
sentirmi “morta”, a mettere da parte il mio orgoglio,
il mio egoismo, la mia invidia, il mio bisogno di
considerazione. Sono riuscita per un attimo a sentirmi
“vuota” per ascoltare il battito del mio cuore, per
sentire la voce del Maestro, per sentire il sussurro
dell’Amico.
No,
non credo. O forse si, ma il vociare che ho dentro, copre
le loro voci.
Ogni
tanto sento un grido: “Sono qui, svegliati! Dove corri,
cosa cerchi là fuori, fermati un istante”. Ma dura così
poco e presa dal vortice delle abitudini riprendo la
corsa.