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Immaginate l’apparato formatore
come un ufficio in cui vi sia una dattilografa. Ogni documento
in arrivo passa per le sue mani e a lei si rivolgono tutti i
clienti di passaggio. Ella fa fronte a tutto e a tutti. Ma le
sue risposte sono le risposte caratteristiche di un’impiegata
che non è al corrente di nulla.
Ella però ha ricevuto delle istruzioni
e i suoi scaffali sono pieni di documenti, libri e dizionari.
Se le
forniscono gli elementi per procurarsi
un’informazione particolare, risponde di
conseguenza; altrimenti, non
risponde.”(Vedute sul Mondo Reale – ed.
Neri Pozza pag. 133). Immaginiamoci la
nostra macchina umana: per fare in modo
che i “Direttori” di ciascun reparto
possano comunicare tra di loro (e così i
diversi Centri possano armonizzarsi e
formare un equipe armonica in grado di
comunicare con i Centri Superiori)
devono passare attraverso un centralino
(il Centro delle prime Forme) che possa
tradurre i linguaggi dei diversi centri
e condurli ad una collegiale
comprensione gli uni degli altri. Lo
scopo del Centro delle Prime Forme (o
“apparato formatore”), quindi, dovrebbe
essere quello di modulare e demodulare i
“codici-linguaggio” fra i diversi centri
e di permettere anche che le
comunicazioni in entrata ed in uscita
con il mondo esterno possano essere ben
gestite.
Infatti
“…i direttori, che sono soliti parlarsi
attraverso di lei, usano lo stesso
sistema per comunicare con l’esterno.
Tutto ciò che entra ed esce dev’essere
decodificato e ricodificato. La
segretaria, che decifra ogni
comunicazione tra i direttori
rimettendola in codice prima di inviarla
a destinazione, fa la stessa cosa con la
corrispondenza in arrivo: se è
indirizzata a un direttore, essa deve
trasmettergliela nel codice appropriato.
Ma poiché commette spesso degli errori,
trascrivendo dei messaggi con il codice
sbagliato, il direttore che li riceve
non ci capisce un acca o capisce cose
diverse o diametralmente opposte al
messaggio originale. Questo
approssimativamente è il quadro del
nostro stato abituale.” (Op. Cit. pag.
134,135 il corsivo è mio).
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