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Anche in un salotto
culturale si esercita un tentativo di acquisizione di potere. La
personalità, tende, infatti a trovare una posizione risolutiva,
innovativa, ma soprattutto che non sia soggetta a repliche o
critiche. Nei nostri gruppi esterni questo è facilmente
osservabile.
Immaginiamoci un conferenziere che parla prolissamente di
risveglio, di una Via, dei diversi aspetti dell’essere e di
stati di coscienza e lo fa con una capacità comunicativa
straordinaria. Immaginiamoci che, improvvisamente, riceve una
telefonata urgente: la moglie è in ospedale in gravi condizioni.
Deve partire immediatamente. Vediamo la sua espressione: da
autorevole e sicura è diventata triste e infantile. Inizia a
piangere come un neonato, mentre prepara la sua borsa per
partire. Il pubblico partecipa al suo dolore e rimane attonito.
Qui si rivela il volto dell’Essenza. Mentre prima il
conferenziere si sarebbe, forse, preoccupato di non mostrare il
proprio dolore per il timore di essere giudicato un debole
(funzione della Personalità) ora è libero di farlo. Un evento
traumatico ha liberato la sua Essenza che, se è stata
precedentemente allenata ed è cresciuta, riuscirà a prendere
dominio della macchina e gli permetterà di sentire il dolore,
senza imbarazzarsi. Gli permetterà di piangere senza paura, di
abbracciare gli altri con le lacrime agli occhi. Un minuto solo,
prima di andare dalla moglie. Se invece la sua personalità ha
sempre avuto il predominio, forse non lo vedrete nemmeno più;
sarà scappato, senza salutare, oppure vedrete che tenta di
nascondere le sue lacrime o sentirete che se ne
vergogna (Gen. 3:7). Un uomo del genere, che ha paura di
piangere, che non è in contatto con la propria debolezza è un
uomo che ha bisogno di iniziare a lavorare su se stesso. Quando
un uomo riesce a far crescere la propria Essenza, la solleva
dalla sua sofferenza, gradualmente, curando le sue ferite. Così
facendo l’aiuterà a comunicare con il mondo esterno. |
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Quando vedete un uomo che
piange perché non si vergogna di mostrare il proprio dolore
(aldilà delle strumentalizzazioni che ne potrebbe fare la
personalità), voi state vedendo la sua Essenza. Per questo in
TV, in questo periodo, vanno molto di moda i programmi che
mostrano le lacrime di persone che s’incontrano dopo tanti anni
o che chiedono di essere perdonati per uno sbaglio.
In questo modo la gente solleva di un poco la propria
essenzialità dal dominio della maschera a cui si sottopone ogni
giorno. |
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Attraverso la liberazione
delle lacrime di un altro è come se virtualmente liberassero le
loro. Abbiamo tanto bisogno di piangere, ma non ce lo permettiamo!
Abbiamo tanto bisogno di sentirci abbracciati, ma non lo chiediamo!
Abbiamo bisogno di comunicare ad altri tutta la nostra sofferenza e
non lo facciamo! Non c’è dominio peggiore di questo. Non c’è
aguzzino peggiore. E quest’aguzzino porta il nostro nome e cognome:
la personalità. Quando una persona, invece, va da “Beer-Sceba a
Charan” ha già iniziato a voler intraprendere un percorso in questa
direzione. E, in un momento di solitudine con le proprie sofferenze
essenziali, con il proprio Giacobbe interiore, accade qualcosa: “Capitò
in un certo luogo, e vi passò la notte, perché il sole era già
tramontato. Prese una delle pietre del luogo, la pose come suo
capezzale e si coricò qui. E sognò…” (Gen. 28:11)
Cosa hanno a che fare essenza e personalità, Centri Superioni
con il racconto biblico? L'articolo prosegue sulla dispensa.
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