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Non
dimentichiamoci che questo atteggiamento è tipico di molti
alchimisti dei secoli precedenti che si occupavano di pittura e
arte. Costoro, infatti, nascondevano nei simboli concetti filosofici
che, se apertamente divulgati, sarebbero stati oggetto di
persecuzione da parte del pensiero dominante.
La stessa cosa fa Gurdjieff: inserisce, in maniera apparentemente
casuale, simboli specifici per rappresentare l’essenza del metodo
applicato nel suo Istituto. Studiare questi simboli vuol dire,
quindi, conoscere a fondo il suo sistema, collocandolo storicamente
e rintracciando le radici storiche e metodologiche da lui applicate.
Questa rappresentazione grafica racchiude in sé l’intero suo
pensiero: un apparato complesso, ricco di sapere, di indicazioni e
di rimandi alla Tradizione Cristiana dei primi secoli. Essendo
troppo importante questo studio, per comprendere gli aspetti del
Lavoro di Gurdjieff che non sono stati tramandati dai suoi allievi,
cercheremo di fare uno studio particolareggiato e comparato
scomponendolo nei suoi frammenti più importanti e rilevanti. Innanzi
tutto può rivelarsi assai utile guardarlo per qualche istante in
modo da fissare nella mente l’immagine e poterla elaborare
lentamente. Cosa vi colpisce di più? Vorrei che poneste la
vostra attenzione al fatto che il triangolo è tratteggiato. Ciò sta
a significare che, come dice Ouspensky: “quando in un dato organismo
si trova il triangolo interiore, questa è la prova di una presenza
di elementi superiori…” (Frammenti pag. 326) il triangolo interno
non è presente in tutti gli organismi, ma soprattutto non è presente
nell’uomo ordinario che non ha ancora stabilizzato lo sviluppo di
una terza forza che possa aiutarlo ad uscire dall’interminabile
lotta fra il “si” ed il “no”, fra il bene ed il male, fra l’essere
ed il non essere.
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Il
cerchio è tracciato da Ouroborus: il serpente che si morde la
coda. Gli antichi, scrive Maier (Alchimista del XVII sec.),
interpretavano l’anello di Ouroboros come “cambio dell’anno e
ritorno al principio e come principio dell’Opera, in cui viene
ingerita l’umida e velenosa coda del drago”.
Si sta parlando dell'uomo che se da una parte è il principio e
causa prima- |
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ria dell’Opera di trasformazione (avendo in se stesso un
liquido velenoso che lo rende infelice) dall’altra può trovare in se
stesso l’antidoto necessario.
Appare chiaro, quindi, che ciò che è dentro il cerchio è relativo
all’uomo e ai suoi processi interiori; ciò che è esterno, invece, è
simbolo di quei fattori che possono influenzare l’uomo o supportarlo
nella sua evoluzione
L'Articolo prosegue
descrivendo i vari simboli disegnati da De Salzmann e di come questi
siano legati alla tradizione cristiana e alchemica.
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