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Questa
condizione, chiamata da alcuni “conversazione con il proprio Angelo
Custode”, da altri “dialogo con Dio”, da altri ancora “colloquio con
i Centri Superiori” è la promessa che Dio nell’uomo fa a se stesso
di vivere profondamente la vita propria, di esistere per esprimersi.
Non è quindi un atto di “autostima” o una proiezione narcisista.
Bensì è energia prodotta da una zona del nostro psichismo che
diventa subito pronta ed utilizzabile e che ci mette in relazione
con l’altro, impedendoci di delimitarci in un malato egocentrismo.
Non è solo un’elaborazione intellettuale o emotiva. Questo
“colloquio” è forza nuova subito disponibile. E’ “certezza assoluta”
che nasce da una vista nuova e da una nuova percezione delle cose.
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"Quella Parola si adempierà; io stesso sono il primo seme del
suo compimento, io sono la mia progenie, io sono quella promessa
ed anche la sua concretizzazione. Da questa “persuasione” che è
presa di coscienza di sé nasce una forza “che nessun uomo potrà
mai rubare” (Mt. 6:19,20)
“Ed egli credette all’Eterno, che gli contò questo come
giustizia” (Gn 15:6). Quel tipo di fiducia servì
immensamente ad Abramo e lo rese “giusto”. Ma da dove nasce?
Come si può alimentare? |
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Leggiamo le
parole di Gurdjieff: “Ma nelle condizioni ordinarie, la differenza
fra la velocità delle nostre emozioni abituali e la velocità del
Centro Emozionale superiore è così grande che non vi è possibilità
di contatto e non arriviamo a sentire in noi le voci che parlano
e che ci chiamano, dal Centro Emozionale superiore.” (Frammenti
pag. 216) Qui Gurdjieff sta indicando gli impedimenti per cui
non riusciamo a “distinguere” le Voci dei nostri Centri Superiori.
Abramo non
solo aveva superato queste difficoltà, ma egli riusciva addirittura
a percepire le promesse ed i compiti che questi Centri gli davano
per realizzare l’Opera a lui personalmente destinata. In tal modo la
sua fiducia aumentava considerevolmente.
La vita di un uomo che dorme, che non ha imparato ad ascoltare la
“Voce di Dio”, non entra in contatto con la promessa intrinsecamente
presente in lui. Avendo perso di significato, la sua esistenza si
ripiegherà nell’inutile rincorsa dell’accumulo o del potere.
Diventerà fallimentare. In questo caso nessuna promessa e nessuna
sua attuazione. Quell’uomo è un bocciolo sfiorito, un sole non
sorto, un sale che non ha più sapore e che “… non è più buono a
nulla se non ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.” (Mt.
5:13)
“Or Sarai, moglie di Abramo, non gli aveva dato figliuoli. Essa
aveva una serva egiziana per nome Agar. E Sarai disse ad Abramo:
‘Ecco l’Eterno m’ha fatta sterile; và dalla mia serva; forse avrò
progenie da lei’. E Abramo dette ascolto alla voce di Sarai… andò da
Agar che rimase incinta.” (Gn. 16:1,2,4)
Già una volta Abramo, influenzato da circostanze esterne, tradisce
la propria essenzialità nel paese d’Egitto (vedi num. precedente).
Quello stesso Egitto che, come abbiamo detto, rappresenta il “mondo
dei dormienti”, il mondo meccanico ed automatico. Ancora una volta,
però, egli pensa che, per dare una mano al destino, deve fare
qualcosa. Non si pone davanti a Dio, non ne parla con lui; ma decide
autonomamente di prendere provvedimenti. Quante volte anche noi
facciamo altrettanto? La fretta, l’ansia, la paura ci inducono a
fare azioni poco meditate. Non siamo abituati ad ascoltare la Voce
che, nella parte più profonda, ci indica e sa cosa è meglio per noi.
L'Articolo continua raccontando la trasformazione di Abramo in
Abrahamo, e di come si compia adempiendo alle due richieste che Dio gli fa: Cammina alla mia Presenza e Sii integro, che Gurdjief definiva "Ricordo di sé e condizione di “purezza”
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